IL GAGLIOPPO: VITIGNO PIÙ ANTICO DEL MONDO

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Il Gaglioppo.
Uno dei più grandi piaceri dell’esplorazione del mondo del vino non è solo imbattersi in qualcosa di nuovo ma in qualcosa di speciale. L’Italia è piena di cose nuove. Un consumatore curioso può trovare dozzine di nuove varietà di uva da scoprire, rosse e bianche, con grappoli ricchi o più spargoli. Non è assicurato che tutte queste cose nuove offrano qualcosa di speciale ma il vino non può essere sempre intenso ogni volta, non è così?

Ma poi c’è il Gaglioppo, quella rara combinazione di nuovo e speciale. Unico e intenso, se preferite.

In Calabria, la punta dello stivale dell’Italia, troverete montagne. Guardando questo paesaggio non risulta immediato pensare che sia una zona dove vengono coltivate uve di grande qualità. Il clima è caldo e asciutto, più adatto a boscaglia e vegetazione spontanea.

Guidando verso la costa scoprirete una specie di barriera tra le montagne e il mare. Non è un’ampia striscia di terra ma è il posto ideale per la produzione di vino da queste uve. Suoli ricchi, brezze favorevoli, molta luce solare e aziende agricole che lavorano sodo fanno lo scenario della produzione vinicola. Qui non ci sono grandi imprese ma aziende a conduzione familiare. Le loro mani sono spaccate e indurite dal lavoro dei campi svolto per tanti anni.

Il Gaglioppo è l’uva che prospera in questo posto speciale. La maggior parte delle uve rosse darebbero vini che sanno di frutta cotta e uva passa a causa del clima. Questa varietà unica offre struttura e sentori fruttati che non sono predominanti. In questo modo si ottiene il Gaglioppo, così come il Mourvedre ha la sua patria spirituale nel Bandol, vicino al mare, resistendo al caldo e contrastando sistematicamente la produzione di vini che sanno di frutta matura. Il miglior Gaglioppo si chiama Cirò, e qui che potete degustare il nettare degli dei.

Perché questo è il più antico del mondo!

Alessandro Pucci

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Cantina Ippolito 1845: Un vino, una storia.

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Fondata nel 1845 da Don Vincenzo, l’azienda Ippolito può vantare il titolo di cantinapiù antica esistente oggi in Calabria. Con sede nel centro storico di Cirò Marina, cuore della viticultura calabrese, l’aziendainclude una tenuta agricola di oltre 100 ha, con soli vitigni autoctoni, distribuiti tra dolci colline e soleggiate pianure a ridosso
del Mar Jonio, situate nella zona classica del Cirò.
Don Vincenzo, persona audace,ambiziosa e intuitiva dopo aver conseguito il diploma in agraria, si dedicò pienamente all’attività vitivinicola intrapresa da suo nonno. L’idea di imbottigliare il vino, pionieristica in Calabria, si dimostrò rivoluzionaria, innovativa e lungimirante.

La filosofia: voglia di stupire

La famiglia Ippolito (Gianluca, Vincenzo, Paolo), attraverso il controllo diretto dell’intero processo produttivo, il continuo ammodernamento tecnologico ed investimenti significativi finalizzati alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, punta alla qualità assoluta ricercando l’immortalità dei propri vini in quel legame indissolubiletra storia, vitigno, territorio ed intervento dell’uomo. Obiettivo dei prossimi anni è il recupero del meglio della tradizione vitivinicola calabrese, reinterpretandola secondo tecnologie, conoscenze ed esigenze attuali. A tutti i cultori del buon bere è offerta la possibilità di visitare le storiche cantine, ristrutturate ed ampliate, e degustare tutti i vini accompagnati da piatti tipici.

I Vini:

I vini sono il risultato di una costante ricerca in vigna e cantina, tesa da un lato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e dall’altro alla sperimentazione di tecniche di coltivazione e produzione innovative, al fine di potenziare le qualità intrinseche di un terroir particolarmente vocato. Li distinguiamo in Selezioni, Riserve, IGT, Classici, Grappe.

Le selezioni:

Res Dei Cirò Bianco d.o.c. Greco Bianco 100% . Prodotto dal Greco Bianco, vitigno millenariocoltivato nelle ristrette pianure a ridosso del mar Jonio, Res Dei è il risultato di unacostante ricerca in vigna e cantina.

Mabilia Cirò Rosè d.o.c. Gaglioppo 100% Un rosè che porta con sé l’eleganza e la freschezza della protagonista del suo nome, Mabilia, principessa Normanna dell’XI sec.

Liber Pater Cirò Rosso Classico Superiore d.o.c. Gaglioppo 100%. 
Il suo carattere ricorda la forza della terra di
provenienza, da cui si narra che Liber Pater, dio italico del vino e della vigna, avrebbe tratto i delicati profumi con cui inebriava le feste in suo onore.

Le riserve:

Colli del Mancuso Cirò Riserva: Gaglioppo 100% . Nasce dal più nobile ed antico vitigno di Calabria, il Gaglioppo, coltivato nei vigneti collinari a bassa resa della tenuta Mancuso situata nel cuore del Cirò.

Ripe del Falco Cirò Riserva: Gaglioppo 100% . Potente, austero, asciutto e avvolgente, è il manifesto della lunga tradizione enologica della famiglia Ippolito.

Gli I.g.t:

I Mori Rosso Calabria i.g.t.: Gaglioppo 70%, Cabernet Sauvignon 30%. Dall’unione fra il più antico dei vitigni autoctoni calabresi, il Gaglioppo, ed il grande bordolese, il Cabernet Sauvignon, nasce “I Mori”.
Chrysòs Bianco Frizzante Lipuda i.g.t.: Greco Bianco 100%
Notturno Vino Novello: Gaglioppo 100%

I classici:

Cirò Bianco d.o.c.: Greco Bianco 100%
Cirò Rosè d.o.c.: Gaglioppo 100%
Cirò Rosso Classico d.o.c.: Gaglioppo 100%.

Le grappe:

Grappa di Cirò invecchiata: le migliori vinacce di Gaglioppo vengono distillate a bagnomaria in alambicco discontinuo di rame. Segue un affinamento per oltre un anno in piccoli fusti di rovere.

Alessandro Pucci

Il porto di Cirò Marina

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Il porto di IV classe turistico peschereccio è destinato alla pesca locale e al diporto. È composto da due darsene e da un bacino di espansione, da un molo foraneo principale, da un molo di sottoflutto, una banchina nord ed una banchina sud. Nella darsena n. 2 sono stati installati due pontili galleggianti per le imbarcazioni da diporto. Il fondale in banchina varia dai 3 ai 5 m. Sono previsti 342 posti barca per imbarcazioni da diporto, che possono avere una lunghezza massima di 15 m. L’opera è stata finanziata dalla Regione Calabria con la somma di lire 38 miliardi il 9 giugno 1986, su richiesta del Comune di Cirò Marina, i lavori sono iniziati il 22 marzo 1993 e, durante la loro esecuzione, sono stati contrassegnati da proroghe e da ritardi. Il porto è stato completato e inaugurato nel 2001. Il 13 gennaio 2009 una violenta mareggiata ha provocato gravissimi danni alla struttura portuale ed alle attrezzature. È stato ristrutturato nel 2011.

 

Il campione dal mantello rosa, Cirò Rosato Doc Puntalice 2012 Senatore Vini

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8 GIUGNO 2014 / DONATO A. NOTARACHILLE

Chi pensa che la Calabria, come il resto delle regioni del Sud, sia ancora schiava dell’antico retaggio di regione produttrice di vino da taglio continua a commettere un grossolano errore. La crescita del panorama enologico calabrese è testimoniata dall’affermarsi di cantine moderne votate alla produzione di vini di qualità che fanno incetta di premi. Tra le aziende che stanno giustamente incontrando il favore della critica e il giusto riconoscimento ai propri sforzi c’è la Senatore Vini.

Puntalice Cirò Rosato Dop Senatore
Puntalice Cirò Rosato Dop Senatore

L’azienda vinicola dei Senatore è una delle tante belle realtà presenti a Cirò e dintorni e come tutte le altre cantine, produce e imbottiglia Cirò Doc (o meglio Dop), ma non solo. La sperimentazione e l’innovazione hanno portato l’azienda a mettere in bottiglia piccoli e grandi capolavori che stanno conquistando le luci della ribalta. Non ho avuto la fortuna di degustare tutte le etichette dell’azienda, ma le poche bottiglie stappate sono state autentiche rivelazioni.

La prima, non in ordine cronologico, è stata Alikia, un Calabria Igp ottenuto da un blend di greco bianco e traminer, che metto senza dubbio in cima alla lista dei vini bianchi calabresi più buoni che io abbia mai assaggiato. Di sicuro tra le personali scoperte effettuate negli ultimi mesi è stata senza dubbio la più piacevole.

La seconda sorpresa è stata il Puntalice, un Cirò Rosato Doc di qualità eccezionale. Forse parlare del Puntalice come di una sorpresa non è appropriato vista la quantità di premi che ha già ricevuto questo campione dal mantello rosa. Pluripremiato dal Gambero Rosso quale miglior rosato italiano, il Puntalice ha ricevuto per due anni di seguito a Cannes, il Premio Internazionale Mondial du Rosé Argent nell’ambito di una kermesse che riunisce i più prestigiosi produttori di vini rosati al mondo.

Il Puntalice è un rosato ottenuto da Gaglioppo vinificato in purezza. Le uve provenienti dalle vigne di località Monaco di Cirò, vengono raccolte tra l’ultima settimana di settembre e la prima decade di ottobre e vinificate attraverso una brevissima macerazione delle bucce, una pressatura soffice e una pulizia del mosto attraverso una fermentazione controllata in acciaio. Prima di finire sul mercato questo elegante rosato affina in vetro per un periodo abbastanza breve.

Nel bicchiere, il Puntalice 2012 stappato, si presenta di un bel rosa petalo, con tenui riflessi aranciati. Al naso si manifesta con un profumo intenso e floreale nel quale si distinguono le note di rosa, fiori di pesco e piccoli frutti rossi. In bocca è pieno e morbido. Sostenuto da una buona acidità, nonostante una trama fruttata lieve mostra una straordinaria persistenza. Temperatura ideale per gustarlo 14-16 gradi. Eccezionale partner di antipasti freddi e piatti di pesce, è l’abbinamento perfetto per le sarde impanate e fritte, ma si sposa alla perfezione con alcuni piatti della tradizionale cucina contadina come i fagioli con le erbe di campo (cicoria, scarola, etc).

Alessandro Pucci

La sardella: il Caviale di Cirò Marina

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La Sardella, conosciuta anche come Bianchetto, Nannata (Neonata), Rosa marina, è costituita dal novellame delle sarde e. più raramente delle alici; fino al 2010 poteva essere pescata solo in determinati periodi dell’anno dietro apposito permesso, generalmente nei mesi di febbraio e marzo con, a volte, proroghe fino ad aprile; adesso in Italia è proibita.
Si pesca e si produce principalmente a Cirò Marina ed a Crucoli.

La pesca viene ( veniva) effettuata tramite un’apposita rete chiamata sciabica o tartana o sciabacchello, a seconda delle misure, terminante al centro con un sacco di tela che trattiene anche i pescetti più piccoli. La pesca con lo sciabacchello (termine più comunemente usato per questo tipo di pesca) viene effettuata da riva o in mare, ma sempre molto vicino alla costa.

E’ una pesca molto simpatica a vedersi, anche perchè può essere seguita passo passo stando comodamente sulla spiaggia: con una piccola barca viene gettata in mare una rete – lo sciabacchello – con in basso i piombi ed in alto i sugheri, fino a formare un arco, o meglio, una U rovesciata il cui cul de sac è costituito dal sacco di tela; ad ognuna delle due estremità della rete è legata una corda, più o meno lunga, per gettare la rete alquanto al largo e racchiudere così un tratto di mare più o meno consistente.

Alle corde si alternano generalmente tre pescatori per lato per portare la rete a terra; poi, con movimenti cadenzati e sempre più in fretta, si recupera la rete che viene raccolta in due mucchi vicini fino ad arrivare a recuperare il sacco; è questo un momento molto emozionante sia, sopratutto, per i pescatori, ma anche per gli spettatori che si accostano a loro per vedere il risultato del lavoro; a volte va bene – qualche cassetta di pesce; a volte meno bene – un pò di pesci; a volte decisamente male – nel sacco non viene preso che qualche pesce-pietra!

Per poter ottenere la sardella salata occorre procedere ad alcune operazioni facendo molta attenzione a trattare questo prodotto con molte precauzioni in quanto è molto delicata.

La prima operazione è la pulitura, la sardella fresca va lavata con delicatezza almeno quattro o cinque volte; vanno tolti i pescetti diversi che possono essere presenti mischiati ad essa; vanno tolti uno ad uno i frammenti delle alghe; vanno fatti decantare e quindi eliminati i granelli di sabbiapresenti specialmente quando la pesca è stata fatta da terra; bisogna inoltre fare attenzione che non ci siano squame di sarde – le madri a volte presenti nei branchi di novellame, e infine che non ci sia la ‘mbroma – la materia gelatinosa formata da residui di meduse.

Una volta lavata accuratamentesi procede alla salaturasi aggiungono 20/22 grammi si sale per ogni kg di pesce scolato e si lascia riposare per 4/5 ore: Qualcuno, invece sala la sardella con l’acqua salata; ci sono delle fonti che erogano acqua salata (acqua salita); si raccoglie quest’acqua, la si lascia depositare per alcuni mesi e, quando è il momento, si versa sulla sardella, filtrandola accuratamente, e la si lascia a bagno per circa 8 minuti; altri ancora si fanno l’acqua salata in casa scaldando l’acqua cui hanno aggiunto il salo in ragione di due etti per litro di acqua.

Una volta salata, la si pone ad asciugare o allargandola in vari scolapasta di modo che l’acqua se ne vada dai fori, o formando delle strisce su una tavola che si pone in leggera pendenza per far scolare il liquido in eccesso.

Quando la sardella è bella asciutta e quindi è scolato tutto il liquido che il sale ha contribuito a formare, si procede a mettere il peperoncino; anche questa è un’operazione molto delicata; si deve procedere senza farsi prendere dalla fretta, poco a poco, mescolando sia il peperoncino dolce che quello piccante ( a seconda di quanto la si preferisca ruschente), la si lascia riposare qualche giorno in un recipiente coperto da un panno; durante questo periodo il peperoncinosi diffonde sui pescetti in maniera uniforme fino a formare un prodotto omogeneo.

Alla fine si aggiungono un po’ di semi di finocchietto selvatico – meglio se raccolto in montagna; altrimenti va bene anche quello comprato, e si pone la sardella salata nei barattoli per la conservazione.

E’ bene conservarla in frigo; può succedere che col tempo si formi della salamoia, che non è una assolutamente una cosa nociva; allora per tenere più compatta la sardella ed avere la salamoia solo in alto, si pone nel barattolo una pietruzza della circonferenza, circa, della bocca dello stesso.

Si chiama Sardella salata, ma il termine più appropriato sarebbe Sardella pepata, è infatti il peperoncino l’ingrediente dominante.

Qualche uso della sardella salata:
il primo uso di questo prezioso intingolo è come antipasto – non per nulla viene chiamata Caviale di Calabria – se ne mette un pochino sul pane semplicemente oppure su pane abbrustolito e imburrato; è ottima mangiata con pezzetti di cipolla; è l’elemento caratterizzante le Rosette di sardella, specie di pizzette arrotolate; ci si può condire la pasta – una puntina di sardella sciolta in olio bollente è un valido sostituto all’aglio, olio e peperoncino-; dà sapore e vigore alla pizza napoletana e tanti altri usi ancora.

Gustata al naturale è, senz’altro, un alimento , diciamo così, conviviale; va gustato in allegra compagnia accompagnata da un buon bicchiere di vino.

Alessandro Pucci

 

Il Re indiscusso della cucina calabrese.

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Spagnolicchio, diavolicchio, pipu, pipe o pipi bruscenti, ruggianti… innumerevoli sono i nomi che indicano sempre lui, il protagonista indiscusso della tavola calabrese.

Se si parla di piccante in Italia subito entra in gioco il peperoncino calabrese, un prodotto dal sapore piccante e al tempo stesso aromatico in grado di dare sapore senza bruciare le papille gustative. Per via delle sue eccellenti caratteristiche, è particolarmente adatto per la preparazione di numerose ricette e prodotti tipici caratterizzando in maniera inequivocabile la cucina tipica regionale.

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Complici di questo successo sono sicuramente le particolari condizioni meteoclimatiche della Calabria e il terreno di tipo sabbioso e argilloso di questa regione che rappresentano il luogo ideale per la crescita di un ottimo peperoncino, esportato in tutto il mondo. In genere il peperoncino calabrese viene piantato a metà inverno, fra gennaio e febbraio, in terreni ben esposti al sole che possano essere adeguatamente innaffiati e dove le temperature non scendano mai sotto i 5° C. La raccolta avviene poi in estate, tra agosto e settembre perché i frutti maturano relativamente tardi e, quando non consumato fresco, il peperoncino viene posto a seccare al sole e poi conservato.

Il primo riferimento scritto riguardante il peperoncino calabrese risale al 1635, quando il teologo domenicano Tommaso Campanella descrisse le proprietà benefiche del Piper rubrum indicum nella sua opera Medicinalium Iuxta Propria Principia.

La diffusione del peperoncino fu notevole sin dall’inizio, tanto da divenire un importante prodotto alimentare e di scambio per le fasce meno abbienti della popolazione e da essere soprannominato “il lardo della povera gente”. Era,infatti, considerato un alimento molto importante non solo da consumare fresco, ma anche da utilizzare come condimento economico per la conservazione dei cibi (sia carne che pesce) e per la produzione di formaggi tipici.

Il peperoncino calabrese può avere diverse denominazioni a seconda della forma della bacca (allungata, a cornetto, tondeggiante) e del suo colore (rosso, violetto, verde, bicolore), ma la caratteristica presente trasversalmente alle varie tipologie è la sua notevole ma gradevole piccantezza.

Alessandro Pucci

Pecorino Crotonese Artigianale

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PECORINO CROTONESE FRESCO
Az.Ag. Maiorano

€16,20
Forma da 1 Kg

Descrizione prodotto

Prodotto di punta della tradizione casearia crotonese, da secoli presente sulla tavola dei più raffinati buongustai, è un formaggio a pasta dura, semicotto, prodotto con latte di pecora intero.

La pasta del Pecorino Crotonese è di colore bianco o paglierino con struttura compatta, il gusto caratteristico presenta un aroma delicato e armonico nel fresco, sapido e relativamente piccante in quello stagionato. Nella stagionatura il prodotto viene “cappato” con olio d’oliva extra vergine che, creando una crosta di colore giallognolo, indica l’avvenuta maturazione.

Stagionatura 30 giorni

Solo su http://www.calagusto.com
Calagusto

Alessandro Pucci

Non hai ancora deciso dove trascorrere la tua vacanza?

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Cirò Marina is your Next Stop…

Siamo lieti  di ospitarvi  in un territorio  particolare, ricco di storia  e di cultura, nel quale l’unione tra vino e mare  formano un connubio  perfetto  in grado di soddisfare  anche i turisti più  esigenti..

Vogliamo farvi  sentire come a casa, lasciandovi quel profumo  di Calabria che rende unica la vostra  vacanza.

I ❤ Cirò Marina

Alessandro Pucci

I love Cirò Marina ha raggiunto 1000000 di persone!

 

Dopo solo 7 mesi siamo riusciti a raggiungere un traguardo eccezionale.

Non ci saremmo mai aspettati di arrivare ad avere una copertura totale della pagina di 1.000.000 di persone! tutto ciò sta a testimoniare la passione, le idee la costanza che ci hanno accompagnato in questi mesi..

Sono numeri impressionanti se si pensa che è una pagina che tratta di un luogo circoscritto come Cirò Marina, ma siamo pienamente convinti che questo sia da stimolo a tanti che come noi provano a lanciare, a far conoscere il proprio territorio, la proprio cultura, il lifestyle.

Vogliamo ringraziare semplicemente tutti coloro che ci sostengono sperando di volare sempre più in alto.

Ps: Vogliamo cavalcare l’onda più grande per far crescere un paese che ha ancora tanto da raccontare.

ALESSANDRO PUCCI

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